January 30, 2019

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Intervista a Gary Condes

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Dio, vedendo quanto tutti fossero annoiati il settimo giorno della creazione, scosse la sua immaginazione stressata per aggiungere qualcos’altro alla completezza che aveva appena creato. All’improvviso la sua immaginazione scoppiò al di fuori dei suoi limiti e vide un altro aspetto della realtà: la possibilità di imitare se stessa. Quindi, invento il teatro. Radunò i suoi angeli e fece l’annuncio nei seguenti termini, ancora contenuti in un antico manoscritto sanscrito. “Il teatro sarà il campo dove le persone possono capire i misteri sacri dell’universo. E allo stesso tempo”-aggiunse con leggerezza-“sarà di conforto per alcolisti e solitari.”

Gli angeli erano entusiasti e riuscivano appena a trattenere la voglia che ci fosse più gente sulla terra per metterlo in pratica. Le persone risposero con lo stesso entusiasmo e subito si crearono tanti gruppi che cercavano di imitare la realtà in maniere diverse. E tuttavia, i risultati erano deludenti. Ciò che era sembrato incredibile, generoso e onnicomprensivo sembrava trasformarsi in polvere nelle loro mani. In particolare, gli attori, scrittori, registi, pittori e musicisti non riuscivano a trovare un accordo riguardo chi fosse più importante, e quindi sprecavano un sacco di tempo litigando mentre il lavoro gli soddisfava sempre di meno.

Un giorno compresero che non andavano da nessuna parte e chiesero a un angelo di tornare da Dio chiedendo aiuto. Dio rifletté a lungo. Dopo, prese un pezzo di carta, scarabocchiò qualcosa, lo mise in una scatola e la diede all’angelo dicendo “É tutto qua. È la mia prima e ultima parola.” Il ritorno dell’angelo ai circoli teatrali fu un evento enorme, e tutta la professione si riunì attorno a lui per l’apertura della scatola. Prese il pezzo di carta, lo apri. Conteneva una parola, la parola era “interesse”.

“Interesse?” “Interesse!” “Tutto qua?” “Tutto qua?” Ci fu un mormorio di disappunto. “Per chi ci prende?” “E infantile” “Come se non lo sapessimo”... La riunione finì in rabbia, l’angelo spari sotto a una nube, e la parola, anche se nessuno ne parlo più, divenne uno dei tanti motivi della perdita di credibilità di Dio di fronte alle sue creature.

Comunque, qualche centinaio di anni dopo, un giovane studente di sanscrito trovò un riferimento all’incidente in un vecchio testo. Siccome lavorava anche come bidello part-time in un teatro, parlo della sua scoperta alla compagnia di attori. Questa volta non ci furono risate, ne sdegni. Ci fu un silenzio lungo e grave. Poi qualcuno disse: “Interesse, interessare. Bisogna interessare. Interessare l’altro. Non posso interessare l’altro se non sono interessato io stesso. Ci serve un interesse comune” E poi qualcun’altro: “Per condividere un interesse comune dobbiamo scambiare elementi di interesse in maniera interessante...” “A entrambi...” “Per tutti quanti...” “Con un ritmo giusto...” “Ritmo?” “Sì, come quando si fa l’amore. Se uno va troppo veloce e l’altro troppo lento, non è interessante”.

Poi cominciarono a discutere, seriamente e con rispetto che cosa è interessante? O meglio, come disse uno di loro, che cos’è veramente interessante. E non trovarono un accordo. Per alcuni, il messaggio divino era chiaro: “interesse” si riferiva soltanto agli aspetti della vita che erano in relazione diretta con le domande essenziali dell’essere e il divenire, di Dio e le leggi divine. Per altri, interesse era l’interesse comune di tutti gli uomini di capire con chiarezza cosa sia giusto e ingiusto per l’umanità. Per altri, l’ordinarietà della parola stessa “interesse” era un chiaro segnale divino per non sprecare tempo in profondità e solennità ma darsi da fare e intrattenere. A questo punto lo studente di sanscrito citò loro il testo completo sul perché’ Dio creò il teatro: “Deve essere tutte queste cose allo stesso tempo.” Disse “E in maniera interessante” aggiunse qualcun altro. Dopo di ché il silenzio fu profondo.

Cominciarono a discutere l’altro lato della moneta, l’appello a ciò che è “noioso”, e le strane motivazioni sociali, psicologiche che fanno spesso che le persone applaudano a teatro e con vigore per ciò che non gli interessa minimamente. “Se soltanto potessimo capire questa parola...” disse uno di loro.

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