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Intervista a Gary Condes

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L'importanza delle azioni e gli obiettivi nell'analisi del testo.

 

In questo estratto di "Acting Stanislavki", John Gillett, parla dell’importanza delle azioni e degli obiettivi.

 

 

​​Un’azione è ciò che facciamo per ottenere ciò che vogliamo.

 

Per esempio, se il mio obiettivo è “Voglio impedirti di lasciarmi” posso fermarti, bloccare la porta, implorarti, contradirti, rimproverarti, abbracciarti, rassicurarti, deriderti, ordinarti, persuaderti etc. etc.

 

Molte azioni accadranno spontaneamente, se lo permettete, mentre cercate di portare a termine il vostro obbiettivo, dall’interazione con il vostro partner e cambieranno a seconda di come cambiano le circostanze, i rischi e gli ostacoli della scena.

Parlando del lavoro fatto su Amleto, Stanislavski analizza la scena tra Gertrude e Claudio.

L’obiettivo di Gertrude è presentare suo marito in modo tale che venga accettato. Stanislavski dice che le azioni importanti sono adulare, persuadere, corrompere. Ma la cosa più importante secondo Stalisnavski è creare gli impulsi che portano all’azione. Le azioni non si devono pianificare ed escogitare perché producono performances meccaniche e cliché.

Non dobbiamo nemmeno pensare a come recitare, perché invariabilmente produce una recitazione rappresentativa, che porta alla creazione di manierismi o stili: fare qualcosa triste, irritabile, con grazia, eccentrico in modo tale da farci vedere tristezza o eccentricità nella scena anzi che raccontare la storia con chiarezza e mettendo in atto delle azioni.

 

 A cosa servono gli obiettivi?

  1. Gli obiettivi creano una parte essenziale della nostra vita interiore in circostanze immaginarie.

  2. Coinvolgono la nostra volontà e ci danno lo stimolo per affrontare le circostanze, impedendoci di rappresentare stati generali d’animo e umori.

  3. Stimolano la nostra immaginazione e la gamma di azioni.

  4. Ci danno una struttura interna perché’ uniamo le cose che vogliamo attraverso le azioni.

  5. Questa struttura ci da sicurezza e fiducia e ci permette di essere liberi perché ci permette di seguire i nostri impulsi interni per creare dialogo in una improvvisazione o dire le parole del testo- il che è molto diverso dalla falsa sicurezza di sapere come dirai e farai ogni battuta in un modo meccanico e predeterminato.

  6. Ci permettono di reagire spontaneamente ai nostri partner di scena e a ciò che accade nel momento mantenendo allo stesso tempo la struttura interna e rispettando le scelte del regista. In questo modo, che si tratti di un’improvvisazione o di un copione, ogni volta che fate qualcosa è un’improvvisazione fresca anzi che una tavola di pietra.

  7. Poiché gli obiettivi vi aiutano a essere presenti e promuovono conflitto drammatico, di conseguenza vi aiutano anche ad accedere e a rilasciare emozioni.

​Gli attori che non lavorano con azioni e obiettivi normalmente finiscono per recitare in modo generalista anziché specifico- stati d’animo, atteggiamenti e gesti esteriori- che per Stanislavski sono il nemico dell'arte. Questo crea teatro unidimensionale, senza struttura né dramma, noioso. Devo aggiungere altro?

Gli obiettivi sono per Stanislavski gli strumenti più creativi e importanti.

 

Ovviamente è anche possibile usarli male, come tutto. Se uso il mio telefono come un martello non mi aiuterà a comunicare. Se gli obiettivi (e altri aspetti dell’analisi del testo) si usano in maniera prettamente intellettuale, non produrranno gli effetti descritti. Diventano uno strumento soltanto di analisi logica, governato dalla parte sinistra del cervello. Dobbiamo usarli con la parte destra del cervello, quella a carico dell’immaginazione e l’istinto. 

“Se mi trovo in queste circostanze, cosa faccio e cosa voglio?” Immagino me stesso in quelle circostanze e mi faccio coinvolgere. Non deduco intellettualmente usando una specie di procedura matematica cosa voglio. Sono umano. L’empatia mi permette di capire a più livelli. Quando intuisco ciò che voglio dalla situazione, seguo quell’impulso con la mia volontà e sentimento, creando spontaneamente le azioni per ottenere ciò che voglio, nonostante gli ostacoli, e usando la mia voce e corpo.

Se lo faccio intellettualmente e il mio obiettivo si attacca alla mia testa come un pezzo di calcolo che non va al di sotto del mio collo e cerco di implementarlo in modo cosciente e controllato, pensando alle parole che ho usato per definirli durante tutto il tempo che sono in scena, sarà senz’ombra di dubbio inutile come una spina sconnessa. L’obiettivo è la conseguenza di un desiderio, non di un ragionamento intellettuale….

 

Alcuni rifiutano gli obiettivi perché pensano siano troppo intellettuali e un blocco per essere coinvolti, l’opposto di quello che in realtà sono. In essenza hanno a che fare con la volontà e quando troviamo un obiettivo, dobbiamo avere fiducia e cercare di raggiungerlo. Quando arriva il momento di recitare, non dobbiamo avere in testa una frase piena di parole come “voglio convincerli che sono innocente”. Possiamo avere soltanto un flash di alcune parole come “convincere”, o un’immagine visiva o di altro tipo che ci da l’impulso ad agire…..

È sbagliato determinare e pensare agli obiettivi intellettualmente e in modo sardonico senza essere completamente coinvolti ed è anche sbagliato non essere per niente consapevoli di essi mentre si recita, fidandosi del fatto che crearli durante le prove basterà a farli lavorare automaticamente. Bisogna mantenerli in vita organicamente così come ci capita nella vita di tutti i giorni. 

Ogni volta che recitiamo, dobbiamo riscoprire e risperimentare tutti gli impulsi dietro alle azioni-pensieri, obiettivi, immagini, elementi sensoriali-senza di cui l’azione è ingiustificata e meccanica. Non c’è un punto in cui possiamo o dobbiamo fidarci del pilota automatico.

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