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Intervista a Gary Condes

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A proposito di Meisner

 

La Tecnica Meisner comincia definendo la recitazione semplicemente come “La capacità di vivere onestamente dentro determinate circostanze immaginarie”.

Per prima cosa l’attore deve imparare che cosa significa vivere onestamente. Non è una cosa facile poiché quasi tutti i nostri comportamenti verso gli altri non sono onesti e in molti casi non ne siamo consapevoli fino a quando ci viene fatto notare.

 

Il famoso esercizio di ripetizione è lo strumento di base che si usa in questa prima fase. Gli attori imparano ad ascoltarsi e ad agire spontaneamente, senza pensarci.

Ciò è veramente difficile all’inizio a causa della paura che abbiamo di dire o fare qualcosa di sbagliato. La sfida è quella d’imparare a vivere pienamente il momento. Non abbiamo controllo sui sentimenti o sugli impulsi che si creano e questo ci spaventa molto.

Anche quando riusciamo a essere pienamente presenti, volgiamo manipolare, resistere o controllare la situazione e quindi finiamo per non avere un’esperienza piena.

 

Eventualmente s’impara che la verità del momento non è mai giusta o sbagliata, è semplicemente quello che è, e quando arriva, è troppo tardi per discuterne.

Qualsiasi cosa al di fuori di questo momento non può che essere un’idea.

Sono le idee a dividerci gli uni dagli altri e a creare conflitto quando cerchiamo di metterle d’accordo.

Tuttavia, questo momento è letteralmente l’unica cosa che c’è di vero e assoluto. È una cosa sola. Gli alberi esistono nonostante l’opinione che abbiamo di essi.

È essenziale che gli attori imparino a questo punto che le divisioni sono uno stato mentale e che lo stato naturale delle cose è uno solo.

La recitazione non è come la matematica- quando si recita, uno più uno fa uno.

 

Tutti i tentativi di connettere rinforzano le divisioni poiché si basano su una concezione falsa e provengono dall’illusione della separazione.

 

Sapere che i nostri pensieri sono l’unica fonte di conflitto e che le nostre emozioni sono stimolate dalla nostra immaginazione durante il giorno fa capire all’attore che quello che deve imparare a fare è usare deliberatamente la sua immaginazione per creare dramma sulla scena, invece di essere usati inconsciamente da essa per creare conflitto nella sua vita.

Se si capisce questo principio, allora gli attori sono in grado di agire partendo da uno stato indivisibile, creando volutamente divisioni immaginarie potenti ed emotive e ricreandole ritornando alla fine alla sicurezza della propria unità.

 

Le scene in realtà non accadono tra attori ma tra diversi punti di vista. Purtroppo spesso questo non si realizza e spesso arrivati a questo punto, la tecnica si prosciuga.

 

Se gli attori non sono in grado di discendere dagli strati delle loro difese e di trovare il punto che gli accomuna allora, saranno divisi come artisti e alimenteranno a vicenda le proprie vere paure inesplorate senza mai trovare una vera armonia. In un certo modo devono smettere di rappresentare la finzione di se stessi. Come disse Meisner, “Non si può creare un personaggio al di sopra di un altro.”

E poi, se non capiscono che vivono già in un mondo di fantasia continueranno a fare confusione tra le idee che sono vere e quelle che non lo sono e rimarranno confusi sul modo in cui funziona l’immaginazione.

 

 

Quindi partendo dal presupposto che abbiamo liberato lo strumento degli attori (le emozioni e la capacità di esprimerle e di distinguere che cos’è reale o meno) si comincia a lavorare su una serie di improvvisazioni che aumentano in complessità per insegnare agli attori a usare la propria immaginazione. Imparano ad usare dei blocchi per influenzare il proprio comportamento ed atteggiamento verso i colleghi per creare scene improvvisate.  Queste improvvisazioni eventualmente non si distinguono da scene di copioni, ad eccezione del fatto che sono più spontanee e vere. A questo punto la preparazione dell’attore è completa è il vero training del mestiere della recitazione ha inizio.

 

Fino a questo punto gli attori hanno avuto la possibilità di scegliere le proprie circostanze, ma da questo punto in poi ricevono scene e monologhi per lavorare, le quali aumenteranno gradualmente lo spessore e la gamma del proprio lavoro. Gli attori imparano ad analizzare una scena meticolosamente in modo tale da essere in grado di farla onestamente letteralmente in ogni modo possibile che sia richiesto. Imparano ad usare il proprio corpo, voce, comportamento ed emozioni stimolate dalla loro immaginazione per creare l’illusione del personaggio.

 

È importante notare che Meisner ha detto “I personaggi non esistono”. Con questo intendeva che non possiamo diventare Hamlet o Ophelia ma possiamo fare quello che fanno loro creando l’illusione del personaggio nella mente del pubblico. L’attore impara anche ad alterare istantaneamente qualsiasi elemento della propria performance d’accordo alle indicazioni ricevute. Tutto ciò s’impara e si aggiunge mantenendo il più alto grado di lealtà alla verità del momento.

 

La Tecnica Meisner è veramente una via di mezzo tra la vecchia scuola dell’indicazione vocale e fisica e l’orribile trappola moderna, complessa e spesso terribilmente confusa degli approcci psicologici.

L’attore impara a creare interpretazioni completamente vere e artisticamente compiute esclusivamente attraverso l’uso della propria immaginazione. Non devono far finta di sentire niente tanto meno far ricorso diretto alla propria memoria.

Tutt’e due questi approcci sono insoddisfacenti: Il primo e semplicemente falso e il secondo è mentalmente poco sano e non reattivo alle indicazioni poiché non possiamo cambiare come ci sentiamo rispetto al passato.

Meisner ha detto ripetutamente che ci vogliono 20 anni per diventare attori. Io annuivo “saggiamente” al tempo ma non avevo la più pallida idea di che cosa intendesse. Adesso lo so.

 

Tre anni fa sono passati 20 anni dalla mia prima lezione con Sanford Meisner e incredibilmente allo stesso tempo la mia esperienza del mondo è completamente cambiata….

…La Tecnica Meisner, capisco adesso, non è tanto una tecnica di recitazione quanto un modo per far tornare l’attore alla fonte originale della sua creatività. Anche se è necessario allenarsi e allenarsi con un determinato zelo, l’obiettivo ultimo è essere libero di tutti i limiti e creare come un bambino con l’esperienza di un adulto e la disciplina di un’artista.

 

Mentre mi guardo attorno nel mondo oggi, vedo esplodere violenza, avidità, paura e ipocrisia da persone che sembrano ignare della magnifica presenza del loro stato naturale. Mi auguro che la razza umana possa trovare un giorno il coraggio di essere onesta e di sentire ancora una volta la sua fondamentale integrità.

Fino ad allora, il vero lavoro dell’attore è accettare i demoni, superare la paura egocentrica, trovare la propria verità e imparare ad usarla per trasformare le proprie sfide in bellezza e, così facendo insegnare di nuovo al mondo la sua bellezza. 

 

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*Tom Radcliffe è uno dei migliori insegnanti di Tecnica Meisner in Europa, risiede a Londra.

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